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Mozione unanime sul Recovery Fund

10 Dicembre 2020

Moretuzzo: «Serve un piano di azione di lungo respiro, nel segno della sostenibilità ambientale e a favore di tutti i territori»

«Sulle risorse del Next generation EU, è necessario definire un piano di azione di lungo respiro, il più possibile condiviso attraverso l’ascolto delle rappresentanze della società civile, del mondo della ricerca, delle categorie produttive, dal quale partire per avviare un negoziato serrato con lo Stato, che verosimilmente cercherà di centralizzare le scelte relative all’utilizzo dei fondi disponibili. Ne va del futuro della regione. Per alcune aree del Friuli-Venezia Giulia, infatti, questa è una partita vitale, che non possiamo perdere», ha affermato Massimo Moretuzzo, capogruppo del Patto per l’Autonomia, nel corso della discussione odierna in Aula sul tema del Recovery Fund, lo strumento messo in campo dall’Unione Europea per sostenere e rilanciare l’economia dopo la pandemia da coronavirus.
«È fondamentale elaborare quanto prima una nostra visione e una serie di ambiti di azione in cui sviluppare un nostro “Green Deal”, una transizione necessaria del sistema economico verso una svolta orientata alla sostenibilità ambientale, in particolare alla produzione e distribuzione di energie rinnovabili, e alla resilienza dei territori e delle filiere produttive, in linea con i criteri europei per l’utilizzo dei fondi in base ai quali il 57% degli stessi deve andare ad ambiente (energia e clima) e digitalizzazione, alimentando una moltiplicazione delle risorse attivate», ricorda Moretuzzo. «Un perimetro di azione che evidentemente non è stato colto dalla Giunta Fedriga, la cui idea di modello di sviluppo pare sia invece quella di costruire edifici pubblici per ospitare uffici della Regione», aggiunge il capogruppo del Patto per l’Autonomia riferendosi all’idea lanciata dall’Assessore Callari di utilizzare i fondi europei per recuperare un’area importante del Porto vecchio di Trieste. «È necessario un piano organico per l’intera regione. Non è un discorso di campanili, ma di progettualità che devono rispettare le diversità dei territori regionali, con le rispettive necessità, per valorizzarli tutti – precisa Moretuzzo –. Continuando di questo passo, invece, il Friuli rischia di diventare mera stazione di servizio a uso e consumo dei flussi che possono utilizzarla, con quattro “gates” da cui entrare o uscire: il passo di Tarvisio, la soglia di Gorizia, il porto di Trieste e la diocesi di Concordia (da Italia verso est e nord). Auspichiamo quindi che la mozione di oggi sia un primo passo per un percorso equilibrato e rispettoso degli interessi di tutti».



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