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Carcere. Massolino partecipa all’iniziativa “bisogna aver visto” con la delegazione in visita al Coroneo di Trieste: «La Regione continua a impedirci di parlare del tema, vergognoso ostruzionismo istituzionale»

14 Luglio 2026

«Sono tornata per l’ennesima volta in visita al carcere, e purtroppo le condizioni sono le stesse che da tempo denunciamo con indignazione: nella struttura di Trieste in data odierna vi erano 251 persone detenute, su una capienza massima di 150 posti. Dall’altro lato il personale di polizia penitenziaria è di 119 unità a fronte di un fabbisogno di 160, tralaltro parametrato sui 150 posti teorici, mentre per 250 persone dovrebbe esserci molto più personale in servizio, così come l’area trattamentale è fortemente sottodimensionata. Di nuovo denunciamo le carenze di ASUGI, che non invia personale medico come dovrebbe: il dentista viene una volta a settimana per qualche ora, il ginecologo non viene proprio, e spesso non si riescono a ottenere visite psichiatriche urgenti, costringendo la direzione a rivolgersi al Pronto Soccorso, con un notevole aggravio del personale penitenziario per l’accompagnamento. Vorremmo parlarne con la Regione, essendo la salute dei detenuti sua diretta responsabilità, ma la nostra richiesta di audizione giace da due anni inascoltata, in violazione del regolamento del Consiglio, nonostante i numerosi solleciti anche all’Ufficio di Presidenza, alla Segreteria Generale, alla Capigruppo. Un ostruzionismo istituzionale intollerabile». Così Giulia Massolino, consigliera regionale del Patto per l’Autonomia - Civica FVG, si esprime in seguito alla visita della delegazione alla Casa Circondariale Ernesto Mari di Trieste, a cui ha partecipato, nell’ambito dell’iniziativa “Bisogna aver visto”, organizzata dall'Alleanza per l’articolo 27 in 34 istituti penitenziari di 29 città italiane, tre per il Friuli-Venezia Giulia, che ha coinvolto oltre 330 persone della società civile e delle istituzioni con l'obiettivo di riportare l'attenzione dell’opinione pubblica sulle condizioni delle carceri italiane, oggi attraversate da una crisi sempre più grave, e riaffermare il principio secondo cui la pena deve essere conforme ai valori sanciti dall'articolo 27 della Costituzione: umanità, dignità della persona e finalità di reinserimento sociale. 

«L’impegno della nuova direttrice si nota: rispetto alle precedenti visite la percezione è già nettamente diversa fin dall’ingresso, ma certo non si possono fare miracoli quando le istituzioni continuano a fare orecchie da mercante se non veri e propri ostruzionismi - dichiara la consigliera -. Le proposte che potrebbero dare sollievo non mancano e ho presentato emendamenti in merito a tutte le ricche manovre di bilancio nonché alla recente legge casa. Nessuna di queste è stata neanche lontanamente presa in considerazione, anzi sono state tutte bocciate senza nemmeno una parola di motivazione. Anche alla manovra della prossima settimana presenteremo diverse proposte, augurandoci un esito diverso. Gli esponenti della maggioranza dovrebbero accogliere l’invito di “Bisogna aver visto” ed eseguire delle ispezioni, come garantite dal loro ruolo, negli istituti regionali per toccare con mano cosa significa viverci: il loro atteggiamento sarebbe decisamente diverso. Un miglioramento delle condizioni di reclusione farebbe bene all’intera società: alle persone recluse, a chi lavora nelle carceri, ma anche alla cittadinanza in termini di prevenzione delle recidive, oltre a chi vive nei pressi dell’istituto e che spesso ne subisce disagi e angoscia. Il carcere non può essere considerato un corpo estraneo al nostro territorio, su cui far regnare il silenzio e di cui ricordarsi, per pochi minuti, solo quando vi siano rivolte o vittime». 

«Ricordiamo ancora una volta che il problema del sovraffollamento non si risolverà costruendo carceri più grandi, ma facendo in modo che ci siano meno persone recluse, lavorando in primis sulla prevenzione e in secondo luogo garantendo da parte del territorio la piena reintegrazione di coloro che hanno portato a termine il percorso rieducativo - conclude Massolino -. Il carcere non può essere visto come una discarica sociale delle marginalità che la politica non è in grado di affrontare e che quindi criminalizza con decreti sicurezza sempre più crudeli che aumentano pene e aggravanti. Bisogna investire sulla prevenzione, sul carattere riabilitativo delle pene e sulla riduzione delle recidive, evitando di cadere in logiche repressive che stanno criminalizzando ogni espressione di fragilità sociale».

 

 


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