Patto per l'Autonomia – Udine 9 ottobre 2015
Siamo amministratori locali, provenienti da tante Comunità del FVG; dal Medio Friuli, alla Bassa friulana, alla Provincia di Gorizia, al Friuli centrale, alla Provincia di Pordenone. Per tanti motivi nell’esercizio della nostra funzione abbiamo avuto in questi mesi molti momenti di scambio e di confronto. Abbiamo scoperto di condividere non solo il fatto di essere amministratori dei nostri Comuni, di essere stati eletti a rappresentare i nostri concittadini, ma di essere innamorati dei nostri territori e delle nostre comunità, di sentire la responsabilità del nostro ruolo in modo così forte che il nostro sguardo non può limitarsi ai confini comunali, ma deve necessariamente guardare anche a quei fatti e a quelle decisioni che su questi territori ricadono. Crediamo doveroso oggi capire quali spazi queste comunità hanno per decidere del loro destino, per discutere sulla gestione delle proprie risorse, per immaginare e determinare il proprio futuro. Ci chiediamo quindi cosa le nostre comunità devono aspettarsi nei prossimi anni e cosa deve aspettarsi l’intera comunità regionale in termini di possibilità di autodeterminazione e autogoverno. Siamo consapevoli e convinti che la capacità di autodeterminazione delle nostre comunità sia legata a doppio filo con gli spazi di autonomia che ha la nostra Regione. In questo senso oggi quantomeno non possiamo “stare sereni” (con tutte le sfumature semantiche di questa espressione …). Oggi sappiamo bene che questi spazi sono costantemente e progressivamente messi in discussione. La cronaca degli ultimi mesi riporta dichiarazioni inequivocabili di protagonisti di primo piano della classe politica italiana che auspicano una più o meno rapida dissoluzione della nostra specialità in una più “congeniale” macroregione. Dichiarazioni peraltro bipartisan, dal capogruppo del PD alla camera Rosato al leader della Lega Nord Salvini, che non possono essere considerate delle semplici boutade. C’è da dire che fino a ieri c’era ancora qualcuno affetto dalla sindrome di Pollyanna, problema cognitivo che fa percepire solo gli aspetti positivi dei fatti che ci circondano – una sorta di ottimismo idiota, che sosteneva che in realtà Morassut non è un esponente così importante nel partito di appartenenza, che Rosato non voleva proprio dire che serve la macroregione e che comunque per ora il problema non si pone, che Salvini in fondo non è al governo, ecc … Da ieri anche queste considerazioni sono state spazzate via da quanto successo al Senato: il fatto che il Governo abbia fatto proprio l’ordine del giorno del senatore Ranucci sull’opportunità di procedere alla riduzione del numero delle Regioni prima dell’entrata in vigore della riforma costituzionale esclude ogni ambiguità. E pazienza se i due senatori veneti del PD, come definisce l’Ansa di ieri sera Sonego e Pegorer (prendendosi quindi per tempo sulla macroregione …), hanno contestato il testo. Questa posizione per noi è inaccettabile perché mette in discussione l’idea stessa di specialità del Friuli Venezia Giulia e con essa la possibilità di lavorare con prospettive nuove e diverse su almeno due piani che sono imprescindibili per chi ha a cuore il bene comune. Il primo ambito è quello dell’idea stessa di democrazia locale: più lontani sono i centri decisionali e più si amplifica lo iato che divide cittadini e istituzioni; questo è ancora più vero in un momento storico in cui gli stati nazionali stanno perdendo progressivamente quote di sovranità, non solo economica. Batterci per una rinnovata idea di autonomia significa quindi ragionare su un nuovo modello di democrazia locale, partecipata e capace di coinvolgere le comunità e i territori nelle scelte che su questi territori vanno ad impattare; meno autonomia significa quindi meno democrazia, o quantomeno meno possibilità di sperimentare nuovi percorsi democratici. Il secondo ambito è quello della coesione sociale: il Friuli Venezia Giulia, a differenza di altre Regioni italiane, è stato capace di vincere alcune sfide epocali (pensiamo al terremoto del 1976) grazie a un forte legame sociale, che ha caratterizzato le sue comunità. Oggi la difesa e il mantenimento di questo sistema di relazioni è indispensabile per costruire nuove forme di welfare e di cittadinanza territoriale capaci di dare risposta ai cambiamenti in corso. In questa prospettiva e a partire dal rapporto forte fra comunità, territorio e cittadini difendere l’autonomia regionale significa anche immaginare una nuova narrazione su come vogliamo sia questa regione fra 15 o 20 anni, su quale modello di sviluppo abbiamo in mente. Significa capire se è inevitabile continuare a recitare il mantra della crescita infinita, che guarda alla quantità invece che alla qualità, che sacrifica le peculiarità ambientali e paesaggistiche del FVG sull’altare della competitività globale, replicando schemi e modelli che poco hanno a che fare con l’innovazione e la lettura attenta di quello che sta succedendo all’interno di quello che alcuni chiamano il supermercato globale. Oppure se possiamo immaginare scenari nuovi e creativi, dove la crescita della nostra economia si basa su indicatori che non si riducono al PIL, scenari in cui siamo in grado di valorizzare le straordinarie e diverse identità della nostra regione come un vero e proprio capitale territoriale, da non disperdere. In questa direzione molti di noi stanno già sperimentando percorsi e progetti di economia locale e sostenibile, che sta coinvolgendo in circoli virtuosi attori economici e sociali dei territori e che può e deve essere messa a sistema. Ecco, a partire da queste riflessioni abbiamo seguito con attenzione il dibattito sulla specialità che ha visto intervenire vari attori in queste ultime settimane. Di questo dibattito due sono stati gli interventi che a nostro avviso meritano oggi di essere sottolineati. Uno è rilevabile nella presa di posizione netta e inequivocabile dell’Università di Udine, che nel convegno svoltosi nel luglio scorso ha posto in modo evidente i termini della questione: la specialità delle Regioni autonome è messa progressivamente in discussione da una serie di provvedimenti e di sentenze dei massimi organi istituzionali dello stato italiano. In questo contesto i governi regionali e i rispettivi territori devono scegliere se continuare a giocare in difesa, cercando di limitare i danni e la crescente aggressività delle politiche centraliste; oppure se decidere che questo tipo di gioco non paga più (se mai ha pagato) e che è arrivato il momento di rilanciare la palla nel campo avversario, e rivendicare con la forza necessaria un progressivo allargamento degli spazi di autonomia. Se mai avessimo avuto qualche dubbio su quale delle due tattiche di gioco scegliere, questi dubbi sono stati spazzati via, anzi “asfaltati”, dalle parole pronunciate attraverso le colonne del Messaggero Veneto da Sergio Cecotti. Ci ha convinto l’analisi sulla necessità e sull’urgenza di una reazione da parte dei cittadini e delle comunità di questa Regione, di tutta questa Regione, sul fatto che oggi è indispensabile porre i termini del confronto con il potere centrale sul piano della rivendicazione forte del nostro diritto alla specialità. Condividiamo l’auspicio che questa rivendicazione diventi la rivendicazione di tutte le molteplici e straordinarie diversità che compongono il FVG, che deve finalmente essere capace di confrontarsi al suo interno e parlare con una voce unica e senza cedimenti verso ciò che mette in discussione la sua autonomia. Per questi motivi abbiamo scelto di assumerci fino in fondo la nostra responsabilità di amministratori locali, di custodi delle possibilità di autogoverno delle nostre comunità e di lanciare l’idea di un nuovo, rinnovato PATTO PER L’AUTONOMIA. Abbiamo lavorato e lavoreremo quindi a una rete di amministratori, di esponenti del modo della cultura, del lavoro, delle imprese, della cosiddetta società civile; una rete capace di rilanciare questi temi, di costruire un percorso fatto di partecipazione e di coinvolgimento dei cittadini; un percorso territoriale capace di superare le divisioni fra destra e sinistra, categorie che oggi non sono più sufficienti per interpretare gli attuali sistemi di potere. Sappiamo che questa sfida sarà difficile e alcuni ci dicono essere poco ragionevole; ma sappiamo anche che chi, come noi, è innamorato, alle ragioni del buon senso antepone le ragioni del cuore.Massimo Moretuzzo
Sindaco di Mereto di Tomba
Prossimi appuntamenti
Non ci sono eventi futuri