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Patto per l'Autonomia | Pat pe Autonomie | Pakt za Avtonomijo | Pakt für die Autonomie

Acqua bene comune, il Patto per l’Autonomia: «È il momento di una gestione pubblica regionale del servizio idrico»

12 Giugno 2026

Patto per l’Autonomia ha promosso oggi a Udine una conferenza stampa per fare il punto sul futuro della gestione del servizio idrico in Friuli-Venezia Giulia, a quindici anni dal referendum del 2011 che sancì con una larga maggioranza la volontà popolare di considerare l’acqua un bene comune sottratto alle logiche di profitto e mentre a Trieste si discute sulle strade da intraprendere in vista della scadenza del prossimo anno della concessione del servizio ad Hera. La conferenza stampa ha fatto peraltro seguito ad un’assemblea svoltasi ieri (10 giugno, ndr) sul medesimo tema a Trieste e promossa da Adesso Trieste congiuntamente proprio al Patto per l’Autonomia.

All’incontro, ospitato presso la Caffetteria da Romi – Al Vecchio Tram di piazza Garibaldi, sono intervenuti Federico Pirone, responsabile Enti Locali del Patto per l’Autonomia, Marco Iob del CeVI – Centro di Volontariato Internazionale di Udine e Tommaso Fattori, tra i promotori dei referendum per l’acqua bene comune. Presenti anche Stefania Garlatti Costa e Lorenzo Croattini, consiglieri comunali di Udine.

Al centro della conferenza stampa odierna la possibilità di costruire una governance integralmente pubblica del servizio idrico regionale, facendo leva sugli strumenti normativi e finanziari oggi disponibili.

«A quindici anni dalla storica vittoria referendaria – ha dichiarato Tommaso Fattori – finalmente a Trieste esiste un’occasione concreta per rispettare l’esito del referendum del 2011. Rispettarlo significa innanzitutto estromettere i privati che in questi anni hanno realizzato profitti su un bene comune come l’acqua. Hera, ad esempio, in dieci anni ha distribuito un miliardo di euro di utili ai soci privati, risorse provenienti anche dalle bollette pagate dai cittadini triestini. Oggi è possibile affidare il servizio idrico integrato a un soggetto totalmente pubblico. A Trieste l’acqua costa il 75 per cento in più rispetto a Udine ed è tra le più care del Nord Italia. Si tratta di una scelta politica che deve essere compiuta con chiarezza. Le soluzioni tecniche esistono e la Regione dispone della solidità finanziaria necessaria per accompagnare la nascita di un gestore pubblico. Non è mai troppo tardi per rispettare il risultato del referendum».

Marco Iob ha ricordato il ruolo svolto dal CeVI nella campagna referendaria del 2011 e la necessità di garantire trasparenza nelle scelte future. «Il CeVI è stato promotore e organizzatore della campagna referendaria e continuerà a vigilare sugli sviluppi di questa partita. Per noi il modello ideale resta quello della gestione pubblica. Chiediamo ai sindaci, alla Giunta regionale e al Consiglio regionale di chiarire quale modello intendano perseguire: un soggetto pubblico regionale con competenze e capacità operative oppure una gestione privata? Qualunque decisione venga assunta deve essere pubblica, trasparente e condivisa con i territori. La scelta è politica e come tale non può essere presa nelle stanze chiuse dei palazzi».

Nel suo intervento Federico Pirone ha evidenziato come oggi esistano condizioni particolarmente favorevoli per dare attuazione agli indirizzi espressi dal referendum. «Nel 2011 il 95 per cento dei votanti in regione si espresse a favore dei quesiti sull’acqua. Oggi disponiamo di strumenti che allora non c’erano. La legge regionale 5 del 2024 promuove le fusioni per incorporazione delle società in house che gestiscono i servizi pubblici locali e consente di superare la frammentazione del servizio idrico a livello regionale. A questo si aggiunge l’ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio regionale che indica la strada di una gestione coordinata e pubblica del servizio idrico integrato».

«Esistono inoltre disponibilità di bilancio senza precedenti – ha aggiunto Pirone – e come forza autonomista, favorevole a una governance pubblica dell’acqua, riteniamo che questa sia l’occasione giusta per esercitare concretamente l’autonomia della nostra regione. Un servizio fondamentale come quello idrico deve tornare pienamente nelle mani dei cittadini. La Regione ha il dovere di valutare fino in fondo questa opzione e di fare tutto il possibile per renderla realtà».

Nel corso dell’incontro è emersa con forza la richiesta di aprire una discussione pubblica e trasparente sul futuro della gestione dell’acqua in Friuli-Venezia Giulia, coinvolgendo istituzioni, amministratori locali e comunità territoriali. Per i promotori dell’iniziativa, le condizioni normative, politiche e finanziarie oggi disponibili rappresentano un’opportunità storica per dare piena attuazione all’esito referendario e costruire un modello di gestione pubblica capace di garantire efficienza, partecipazione e tutela di una risorsa essenziale per il futuro della regione.


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