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Sappada ieri, oggi la Catalogna, domani Gorizia

04 Ottobre 2017

139314-mdLa vicenda catalana ha scatenato le reazioni più diverse in tutte le forze politiche italiane ed ha messo a nudo la fragilità di concezioni radicate come quella della immutabilità dei confini degli stati nazione europei. Molti ragionano: se è capitato in Spagna può capitare anche da noi. Zaia è lì come un avvoltoio. Il diritto interno agli stati va rispettato altrimenti ci troveremo di fronte alla balcanizzazione dell’Europa. Da qui parte poi l’appello o il rimprovero all'UE per non aver fatto capire ai catalani che non c’è aria per la loro indipendenza o per non aver cercato di favorire una mediazione tra le parti. Per molti, anche a sinistra, c’è l’esecrazione del comportamento della “guardia civil” ma in fin dei conti quando “ci vuole, ci vuole”. Certo, anche parte dell’opinione pubblica italiana è convinta del “diritto alla autodeterminazione dei popoli”, sancita da accordi internazionali, ma, si sa, il “popolo” è una definizione un po’ sfuggente, spesso variabile come quella di nazione, e fin che non prende le armi non si è mai sicuri. L’impressione è che la Catalogna, con la sua aspirazione storica ed economica, abbia aperto una questione irrisolvibile con le logiche della politica e del diritto attuale. Ma è proprio così? Sicuramente, se continuiamo a considerare esistente una sovranità assoluta degli stati nazione ed una UE che non può far altro che prendere atto di essere solo una federazione di stati nazione. Quindi dai confini intoccabili. Il XXI secolo tuttavia è ormai altro. Forse non ce ne siamo accorti ma alcune metamorfosi sono davanti a noi. Le sovranità politiche storiche sono scomparse e, là dove va bene, è rimasta un po’ di sovranità amministrativa. L’Unione Europea può sperare, a determinate condizioni, di poter ancora esprimere una qualche sovranità politica nel complesso del gioco globale. Tutte le costituzioni dei singoli stati europei prevedono la possibilità di modificare i confini delle proprie istituzioni territoriali, regioni, comuni, distretti. E ne stabiliscono precise procedure, magari defatiganti come nel caso di Sappada per la loro realizzazione. E non dimentichiamo il Molise. Perché non pensare che, se l’attuale confronto sul futuro della UE si concluderà con il fare di essa una vera sovranità politica (democratica) in grado di contare nel mondo, si debba considerare tutte le sue componenti interne nella loro prevalente funzione amministrativa, prendendo atto di ciò che già oggi è la realtà. Le nazioni non scompariranno di certo ma assumeranno un significato ben più importante sul piano sociale, culturale e formativo. A quel punto ogni assoluta sovranità territoriale apparirà per quello che effettivamente è: uno sbiadito ricordo di un retaggio assurdo e spesso “criminale” del secolo passato. Ci dovrà essere una Costituzione Europea e in essa, così come oggi per quelle relative ai singoli stati, la possibilità di modificare i confini delle istituzioni “amministrative” attraverso procedure democratiche e rispettose della volontà popolare. Ragionando su questo terreno si aprono prospettive incredibili di saggezza territoriale che permetteranno di affrontare i problemi nella loro sostanza. La Catalogna potrà così diventare una “regione-stato” dell’UE, ma pure realtà trans nazionali come l’intero Tirolo potranno avere una loro collocazione non conflittuale. E, per quel che riguarda il Friuli, anche Gorizia potrà pensare ad un suo futuro nella direzione di quanto da sempre la geografia e la storia indicano, lungo l’intero corso dell’Isonzo, il Collio ed il Carso.

Giorgio Cavallo - 3 ottobre 2017


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