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Destra e sinistra baruffano su chi ha fatto più danni al bilancio in Regione: non sarebbe male fare un po' di conti, sul serio

31 Ottobre 2017
Molti si stanno domandando da cosa dipende la decadenza della Regione F-VG e della sua specialità. Mentre in giro per l’Italia si continua a pensare ed a descrivere le Regioni autonome come delle galline dalle uova d’oro gestite da politici intrallazzoni e ladri, forse si comincia a capire che lo statuto del 1963 per il F-VG e le norme di attuazione non costituiscono più un insieme di strumenti di per sé sufficienti per l’oggi. La decadenza peraltro ha più motivi: quadro giuridico insufficiente, governanti di bassa qualità e succubi delle consorterie politiche cui appartengono, ma anche forte deficit cognitivo in materia “aritmetica”. Le polemiche di questi giorni tra destra e sinistra sui conti della Regione ne danno conferma in un susseguirsi di affermazioni e risposte che creano una confusione indicibile. Sarebbe ora di fare chiarezza e perlomeno arrivare ad una condivisione dei numeri. Finalmente nel corso del 2017 ci si è accorti dell’effetto devastante per l’economia regionale dei contributi dati dagli enti pubblici territoriali per il risanamento delle finanze dello stato. Le cifre variano in relazione ai modelli di calcolo ma sicuramente in questi anni di “crisi” si è arrivati ad una riduzione della spesa pubblica regionale e locale di almeno 1500 milioni di euro all’anno senza nessun aumento di quella qui effettuata dallo stato e dalle sue “agenzie”. E partire il 1 gennaio con un deficit di PIL del 5% che si cumula a quello degli anni precedenti è di per sé disastroso. C’è quindi una diretta relazione tra questa mancata spesa pubblica, che percentualmente non ha eguali in altre parti d’Italia, e il peggioramento esasperato degli indici economici e sociali. Oggi c’è una certa ripresa legata ad alcuni settori produttivi rivolti alla esportazione, c’è forse anche una maggior fiducia nel futuro, ma i dati strutturali della crisi sono ancora presenti come macigni. Da tempo osservatori indipendenti e lo stesso Patto per l’Autonomia segnalano questa situazione. Ora esponenti del centro destra e della sinistra non più governativa cominciano a chiederne ragione a chi ci ha governato negli ultimi cinque anni, Serracchiani e Peroni in primis. E in questo modo si assolvono da ogni complicità. La campagna elettorale per le elezioni politiche e regionali del 2018 si sta aprendo quindi con due caratteristiche:
  1. quale risposta dare, o meglio negare, alla domanda di trasformazione dello stato italiano così come emerge dal “tumulto” dei territori di cui il referendum veneto è il segnale più appariscente. Ne sono un esempio le considerazioni del solito Rizzo sul sito web di Repubblica del 29 ottobre 2017 a proposito della specialità della Valle d’Aosta e dei suoi improvvidi amministratori.
  2. Un intensificarsi delle beghe di bottega tra (centro) destra e (centro) sinistra in F-VG su chi è da considerarsi responsabile delle perdite di entrate finanziarie alla base del crollo della istituzione Regione. Con una battuta, rivolta all'improntitudine con cui interviene Tondo, si potrebbe dire che si è alla ricerca di una gestione dell’Autonomia Responsabile del disastro, non potendo aspettare che nel nostro caso lo scopra Rizzo.
Il primo tema non è solo una questione italiana, ma in Italia assume aspetti politicamente paradossali per le contraddizioni politiche di una destra e di un M5S che cavalcano di fatto sia elementi di sovranismo che di federalismo come proprio collante politico, e che, essendo da cinque anni all’opposizione possono agitare qualsiasi argomento di fronte a cittadini arrabbiati. E si trovano di fronte una sinistra che, dilaniata da scontri tra leadership e oligarchie  anche economiche, sconfitta al referendum istituzionale del 2016 dove proponeva una sterzata centralizzatrice dei poteri, non sa più dove rivolgersi e oscilla tra una ormai ventennale tradizione neo liberista, una incerta affermazione di diritti civili e una fatale attrazione su aspetti marginali del populismo. In pratica sul piano della politica italiana non c’è oggi nulla di serio che possa rispondere alla domanda di riorganizzazione dello stato che proviene dai territori. La seconda questione, più squisitamente regionale, ha trovato sui quotidiani locali degli ultimi giorni espressione vivace con accuse e contraccuse.  E vengono tirati fuori alcuni spettri dall’armadio, al grido vicendevole di “la colpa è tua”. Il comparto unico dei dipendenti regionali e locali, la partita della terza corsia, il sotto finanziamento della sanità sono alcuni degli argomenti più gettonati. Ma ce ne sono molti altri (vedi nella tabella qui sotto) e vanno capiti sia per il significato sia per le partite di spesa che determinano. Tutto ciò va analizzato seriamente, al fine fondamentale di riattivare una trattativa con lo stato, ma è bene non dimenticare che c’è una domanda politica di fondo a cui rispondere. E’ opportuno o no affidarsi a rappresentanze che sono la pura articolazione nel territorio del sistema politico italiano? I siparietti a cui stiamo assistendo giorno dopo giorno suggeriscono una risposta fortemente negativa così come l’osservazione nella sentenza della Corte Costituzionale n. 188 del 2016 in cui invitava la stessa Regione F-VG a rappresentare meglio gli interessi dei suoi cittadini. Ma probabilmente una ulteriore chiarezza sui conti pubblici e sulla adeguatezza e qualità degli obiettivi perseguiti ci aiuterà molto di più. Patto Per l'Autonomia

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