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Non sempre le offerte degli shopping days sono le migliori: c'è ancora spazio per il futuro politico di Debora?

14 Novembre 2017
Ho completato il lavoro e me ne vado! No, fuggi perché nessuno in Regione ti vuole più tra i piedi! I poli dei commenti oscillano tra queste due considerazioni: anche se a badare ai social sono più gli insulti che i ringraziamenti per i 5 anni di Debora Serracchiani come skipper della Regione F-VG. Non voglio entrare nel merito per un giudizio sulle “riforme” fatte, su quelle trascurate e nemmeno sulla qualità della attività legislativa ed amministrativa. Da sostenitore “attivo” di Debora nel 2013 mi aspettavo di meglio dopo il disgraziato quinquennio di Tondo, ma condizioni oggettive e soggettive ne hanno determinato una sostanziale continuità. Ci si è messa di mezzo anche la sfortuna che ha portato al governo il giovanotto Renzi ed ha costretto la Presidente a fare la spola tra Trieste e Roma sia per dimostrare la fedeltà del F-VG al governo amico, sia per monotone ripetizioni mass mediali del verbo del capo. Di volta in volta neo liberista, centralista dittatoriale, populista, fautore di diritti civili e neo Keynesiano, come l’opportunità del momento sembrava indicare. E chi ripeteva pedissequamente il verbo Renziano non poteva che perdere la sua credibilità anche nei confronti di chi l’aveva sostenuta. Ma veniamo alla Regione. La continuità e l’aggravamento della situazione istituzionale proviene da tre fatti oggettivi: 1. Le entrate di compartecipazione della Regione sono diminuite dal 2010 ad oggi di 1200 milioni annuali, secondo i dati della Corte dei Conti, per prelievi parlamentari e governativi, nonché per “donazione liberale” della Regione stessa. Su un complesso di 5 miliardi questo significa il 25%, aggiungendosi ad altri motivi di riduzione delle entrate e di blocco della spesa pubblica; 2. I decreti attuativi di norme statutarie approvati nel quinquennio attuale (2013-2018) sono stati due, uno voluto dal governo per completare il trasferimento alla Regione della sanità penitenziaria, ed uno in maniera da creare spazio alla regione in materia fiscale, ma solo per le entrate erariali al 100% di competenza della Regione. Praticamente nulla. Analogo giudizio va sulla Presidenza Tondo, mentre diverso significato hanno avuto gli 8 decreti dell’era Illy, pur sempre con governi contrari ad ogni concessione; 3. L’aumento a dismisura della conflittualità tra i territori regionali, a partire da decisioni statali (giustizia, Camere di Commercio, Ufficio  scolastico, etc.) per continuare con scelte regionali anticipatrici (Provincie, ripartizioni sanitarie, enti locali, etc.) secondo logiche talvolta incomprensibili. Con il risultato di convincere gli abitanti di qualsiasi comune (anche di 100 abitanti) che non è il caso di rischiare qualche unificazione. Per non parlare del continuo stillicidio di recriminazioni per le ripartizioni amministrative regionali e per gli interventi direttamente emanati dallo stato. Dire quindi che ci sia stato un vantaggio ricavato dal F-VG dal doppio ruolo della sua Presidente è una assurdità. Anzi oggi, dopo 10 anni di pessima presenza istituzionale, è proprio la natura della specialità del F-VG come strumento adeguato al governo delle diversità di queste terre, ad essere messo in discussione, quasi sempre in nome di privilegi finanziari, che nemmeno più esistono. Il futuro del F-VG è ormai in altre mani, per ora ignote. Ma comunque l’uscita da questo scenario di D. Serracchiani è un fatto triste che rischia di farla uscire di scena e non certo di proiettarla ad una dimensione “nazionale”. Siamo nel centenario di Caporetto e qualcosa quella ritirata ci insegna. Che per proteggere la ritirata si è dovuto combattere anche in condizioni disperate. E credo che per D. Serracchiani la linea del Piave può essere conquistata solo con una vittoria in un collegio uninominale alle prossime elezioni politiche. Giorgio Cavallo

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