Ma l’identitât ce êse?
Pubblichiamo l’intervento di Massimo Moretuzzo, segretario del Patto per l’Autonomia, ospitato sul “Messaggero Veneto” il 14 gennaio 2026.
La poesia di Leonardo Zanier “Identitât”, pubblicata nei giorni scorsi su queste pagine in una risposta del Condirettore a un lettore che lamentava il troppo spazio concesso alla vicenda dell’opera murale realizzata a Udine, rappresenta un modo intelligente e assolutamente attuale di guardare a un tema che rischia, spesso, di essere scivoloso.
Uno sguardo capace di leggere la complessità con profondità e ironia, come solo i veri intellettuali sanno fare. Leonardo Zanier è stato senza dubbio uno di questi.
È decisamente positivo quindi che qualcuno abbia pensato di dedicare a lui una pittura murale. È invece un errore da matita (o bomboletta...) rossa aver riportato i versi di Zanier nella traduzione italiana, invece che nella versione originale.
Ancora più avvilenti sono stati i commenti di alcuni osservatori, che hanno colto l’occasione per riproporre i ritornelli che ormai troppo spesso si ascoltano sul tema della lingua: da chi riporta la necessità di essere compresi da tutti, a chi dice che quelli per il friulano sono soldi sprecati, o ancora chi dice che nel mondo globalizzato i problemi sono ben altri.
Io penso invece che questa vicenda ci dica ancora una volta quanta strada c’è da fare nel comprendere che proprio in risposta ai processi di omologazione globale è indispensabile accelerare nella tutela delle singole diversità, a partire dalla nostra, da quella del popolo friulano.
Chi con atteggiamento gretto e provinciale taccia di inutilità le politiche linguistiche per la difesa delle lingue minorizzate, dovrebbe studiare almeno un po’ di economia e guardare a come molte regioni d’Europa utilizzino le diversità linguistiche per promuovere i prodotti del loro territorio e l’attrattività turistica. Esistono numerose ricerche accademiche che dimostrano la forza che questo strumento può avere in termini di marketing.
Da noi invece non solo qualche osservatore poco attento, ma le stesse istituzioni regionali faticano a comprendere la questione.
Dentro questo ragionamento dovrebbe essere considerato e valutato anche l’enorme investimento della Giunta regionale sul marchio Io Sono FVG e la conseguente inesistente valorizzazione delle diversità, a partire da quelle linguistiche, presenti in una regione composita come la nostra.
C’è da augurarsi che la vicenda dell’opera murale insegni a chi non l’ha ancora capito che le lingue sono uno strumento di inclusione e non di chiusura, di coesione sociale e non di contrapposizione.
Nell’anno del 50° anniversario del terremoto non si può dimenticare che la ricostruzione delle aziende, il ritorno nelle case, la rinascita del Friuli terremotato fu accompagnata dal forte autoriconoscimento di una propria identità, dal rilancio di un utilizzo diffuso della nostra lingua madre.
Elementi necessari per riconoscersi come comunità di destino e affrontare le sfide del futuro.