50 anni dal terremoto. Moretuzzo: «La risposta del Friuli al terremoto fu esempio di autonomia e responsabilità»
«Nel cinquantesimo anniversario del terremoto che colpì il Friuli, è importante ricordare la risposta di un popolo che seppe reagire e dimostrare di essere un esempio di autonomia e responsabilità». Così il capogruppo del Patto per l’Autonomia – Civica FVG Massimo Moretuzzo alla vigilia del 50° anniversario del terremoto.
«Ricordare significa riconoscere la forza di una comunità che seppe trasformare il dolore in coesione e visione condivisa, che seppe rialzarsi insieme, senza attendere soluzioni calate dall’alto. La memoria del terremoto in Friuli ci restituisce l’esempio straordinario dell’esercizio dell’autonomia al servizio della nostra terra. Un’autonomia figlia di responsabilità condivisa, decisioni rapide e partecipazione diffusa, vissuta come impegno reciproco, come capacità di decidere insieme e per il bene comune, nel rispetto dell’identità di un popolo. Nella Lettera scritta l’11 maggio 1976, i parroci di Glesie Furlane lo dicevano chiaramente: “ (…) non possiamo rinunciare al diritto di essere noi Friulani a scegliere e decidere il modo di ricostruire la nostra terra secondo la nostra sensibilità e l’esperienza di popolo accumulata nei secoli”. E ancora: “I nostri paesi dovranno rinascere con tutta la ricchezza di personalità, diversità e caratterizzazione di prima. È un dovere fondamentale rispettare l'ambiente naturale, storico, etnologico del Friuli (…)”. Quell’esempio deve ispirare la politica di oggi, chiamata a ritrovare quello stesso senso di responsabilità collettiva. Per questo è necessario andare oltre la retorica delle celebrazioni e misurarsi con ciò che l’esperienza del terremoto e della ricostruzione ci chiede ancora: autonomia non come slogan, ma come capacità di assumersi il peso delle scelte, al servizio di una terra e delle sue comunità; comunità non come parola evocata, ma come scelta quotidiana. Solo così il ricordo del 1976 continua a parlare al presente, a generare futuro».