Una richiesta di stop alla riforma per un confronto costruttivo.
Pubblichiamo il testo integrale della lettera aperta sulla riforma delle Autonomie Locali -
Modifiche Legge Regionale 26/2014 - inviata al Presidente della Regione, ai Componenti della Giunta Regionali, ai Capigruppo e Consiglieri Regionali del Friuli - Venezia Giulia da cinque sindaci che appartengono a PATTO PER L'AUTONOMIA, Bossi Battista Giovanni – Sindaco di BICINICCO (UD), Mario Battistuta – Sindaco di BERTIOLO (UD), Maurmair Markus – Sindaco di VALVASONE ARZENE (PN), Moretuzzo Massimo – Sindaco di MERETO DI TOMBA (UD) e Navarria Diego – Sindaco di CARLINO (UD) , assieme ai colleghi
Piccinin Edi – Sindaco di PASIANO DI PORDENONE (PN), Vaccher Christian – Sindaco di FIUME VENETO (PN), Mario Della Toffola – Sindaco di POLCENIGO (PN), Andrea Attilio Gava – Sindaco di CANEVA (PN), Clarotto Lavinia – Sindaco di CASARSA DELLA DELIZIA (PN), Leon Michele – Sindaco di SAN GIORGIO DELLA RICHINVELDA (PN).
Piccinin Edi – Sindaco di PASIANO DI PORDENONE (PN), Vaccher Christian – Sindaco di FIUME VENETO (PN), Mario Della Toffola – Sindaco di POLCENIGO (PN), Andrea Attilio Gava – Sindaco di CANEVA (PN), Clarotto Lavinia – Sindaco di CASARSA DELLA DELIZIA (PN), Leon Michele – Sindaco di SAN GIORGIO DELLA RICHINVELDA (PN).
La necessità di rinnovare il sistema di organizzazione dello Stato e, in particolare, delle Autonomie Locali è un dato di fatto che deriva direttamente dalla situazione economica oltre che dalla volontà di offrire nuovi servizi e opportunità ai cittadini. In questo processo di cambiamento ed evoluzione dell’organizzazione delle Autonomie Locali è comunque opportuno rilevare che a livello regionale i Comuni, principali protagonisti della riforma, hanno, nella attuale fase di avvio, diversità profonde sia dal punto di vista dello spazio geografico che nelle risposte organizzative individuate nel tempo. Infatti, è del tutto palese la complessità di un territorio che va dal mare alla montagna, nella distanza di poco più di 100 chilometri, e la capacità autonoma di costruirsi delle soluzioni amministrative distinte portata avanti nel tempo. Pertanto, immaginare un reticolo normativo che inquadri e imponga una soluzione omogenea comporta rilevanti criticità che possono essere risolte solo consentendo una reale flessibilità. La forza principale dell’organizzazione attuale degli enti locali sta nella vicinanza, garantita dalla figura del Sindaco e degli altri amministratori comunali, ai fruitori dei servizi. L’amministratore locale rappresenta un’interfaccia per il cittadino con la pubblica amministrazione che consente un effettivo controllo sui servizi erogati messa in discussione dalla creazione di un ente molto più grande che svuoterebbe di significato il concetto di prossimità attribuendo valore centrale alla struttura burocratica che sfugge al controllo diretto dell’utente. Il processo di cambiamento delle Autonomie Locali, incardinato con la riforma costituzionale, che porterà alla chiusura delle Province, già anticipato in Friuli Venezia Giulia, impone l’individuazione di soluzioni concrete per la gestione delle tematiche di area vasta. La scelta di prevedere un percorso obbligato per tutti i Comuni, con la programmazione calendarizzata delle attività e dei tempi di applicazione della riforma introdotta con la legge regionale 26/2014, e la contrapposizione politica che essa ha avuto, con metodi e forme forti di contrarietà, hanno portato a uno slittamento dell’effettiva attuazione e nascita delle Unioni Territoriali Intercomunali. In una fase di stallo, come quella in cui ci troviamo, ci preme avanzare delle proposte di rimodulazione di alcuni punti della riforma al fine di favorire un dialogo che porti alla ripartenza del processo rinnovatore, mantenendo fisso l’obiettivo finale di riorganizzare la struttura del sistema delle Autonomie Locali, ma aggiornandola alle effettive necessità di buona amministrazione e di ampliamento qualitativo e quantitativo dei servizi per i cittadini, oltre ad avere un compito per lo sviluppo di territori più estesi del singolo comune. Rispetto ai contenuti della riforma prevista con la legge regionale 26/2014, alcune premesse chiarificatrici sono opportune: Deve essere chiara l’irreversibilità del processo in corso: un ente che compie determinate scelte non potrà più ritornare sui suoi passi. È opportuno che nasca un ente di secondo livello autonomo e con una sua personalità giuridica. Vi sono dei servizi che devono essere gestiti insieme, per motivi legati alla convenienza di sviluppare delle strategie condivise in ragione dell’interdipendenza tra tutti gli enti interessati (esempio la pianificazione sovracomunale del territorio) o per l’alto potenziale di risparmio che potrebbe derivare dalla gestione aggregata in ragione delle economie di scala (gestione del personale). Rispetto ai contenuti della riforma prevista con la legge regionale 26/2014, alcuni punti fondanti sono vissuti con grande difficoltà: L’obbligatorietà di individuare per tutti i Comuni raggruppati nelle UTI dei servizi/funzioni da gestire direttamente o per tramite dell’UTI stessa quando ci sono enti che, per dimensione od organizzazione, possono garantire una buona gestione degli stessi e, al contrario, la loro esternalizzazione potrebbe peggiorarne le performance. Le tempistiche troppo strette nell’avvio delle procedure anche in ragione dell’assenza di omogeneità dei servizi informativi (software diversi e assenza di connessione diretta tra i comuni). L’impossibilità a che un Comune decida di rimanere fuori dalle UTI se ha una determinata dimensione territoriale e di popolazione (ad esempio potrebbero essere i Comuni con più di 10.000 abitanti). La funzione puramente di coordinamento dei subambiti. Grandi incertezze in merito alle disponibilità del personale necessario a far partire le funzioni associate o all’eventuale assunzione di nuove figure non presenti in pianta organica dei Comuni interessati alle singole UTI. Le proposte avanzate partono dal presupposto di adeguatezza che una riforma troppo “rigida” nei suoi schemi sacrifica insieme a un’effettiva gradualità. In sintesi si propone di: Consentire che all’interno di ciascuna UTI non tutti i servizi siano gestiti da parte di tutti i Comuni coinvolti, prevedendo anche che alcuni Comuni possano continuare a farlo in via autonoma senza alcuna penalizzazione né dichiarata né celata nella riforma della finanza locale e dei conseguenti trasferimenti. Potrebbe altresì essere previsto che non vi siano servizi o funzioni gestiti in forma autonoma al di sotto di un certo numero di abitanti o che, anche se non raggiungono il numero minimo di abitanti, siano almeno un certo numero di Comuni a farlo. Con riferimento al punto precedente anche i subambiti potrebbero assumere un ruolo significativo e tangibile con una quantificazione puntuale di risorse assegnate e una forma organizzativa propria, questo permetterebbe ad alcuni Comuni, che sono pronti a un’integrazione maggiore, a poter procedere in tempi più spediti. Si potrebbe stabilire a priori gli obiettivi di budget sui quali misurarsi sull’efficacia della riforma in chiave di risparmi da produrre. Rivedere le funzioni assegnate attraverso una maggiore flessibilità e autonomia decisionale interna alle singole UTI. I principi ispiranti sono l’adeguatezza e la sussidiarietà, con lo sfruttamento delle economie di scala soprattutto sul piano dei servizi generali in capo alle UTI mentre le prestazioni dirette rimarrebbero in capo ai Comuni. Auspicabile è altresì la salvaguardia della possibilità di convenzionarsi per alcune funzioni che non sono obbligatoriamente gestite in UTI e che i Comuni potrebbero comunque voler gestire assieme. Le convenzioni restino strumento valido anche per i Comuni che non aderiscono a una UTI. Con riferimento a tale dirimente questione si propone la seguente distribuzione tra Comuni e UTI. FUNZIONI IN CAPO ALLE UNIONI TERRITORIALI INTERCOMUNALI Ambito socio assistenziale Pianificazione intercomunale Progettazione europea Gestione autorizzazioni ambientali e attività di controllo delle stesse Gestione e formazione del personale Avvocatura e ufficio legale Centrale unica di committenza Sportello unico attività produttive Gestione dell’informatizzazione, sia in termini hardware che software, con la creazione di un sistema di georeferenziazione uniforme Controllo di gestione Gestione del marketing territoriale e, in particolare, dell’incoming turistico Polizia locale (corpo unico ma gestito in sub-ambiti omogenei) FUNZIONI IN CAPO AI COMUNI CON POSSIBILITA' DI GESTIONE IN FORMA ASSOCIATA SU BASE VOLONTARIA IN RAGIONE DEI PRINCIPI DELL’ADEGUATEZZA E DELLA SUSSIDIARIETÀ Area tecnica (Opere pubbliche, edilizia privata e urbanistica) Tributi Protezione civile (Va prestata attenzione alla circostanza che è un servizio dipendente dal volontariato e sul quale le leve decisionali della pubblica amministrazione non incidono o incidono marginalmente) Servizi bibliotecari (possono però esserci delle aggregazioni sovracomunali diverse e su base più ampia, anche per preservare le sinergie e gli importanti investimenti che nel tempo sono stati realizzati dai sistemi bibliotecari esistenti) Sportello energia e politiche collegate FUNZIONI IN CAPO AI COMUNI Ragioneria Servizi scolastici Cultura Infine, si pongono due ulteriori temi di riflessione. L’opportunità di far coincidere gli esercizi amministrativi dei Comuni, dal 1° gennaio al 31 dicembre, con quelli del nuovo ente, e cioè far partire la vita amministrativa delle UTI con il 1° gennaio 2017 anche in considerazione della difficoltà di gestione dei bilanci previsionali 2016 dei Comuni, che ancora non prevedono trasferimenti e flussi finanziari verso Unioni). La previsione di non riconoscere un’indennità al Presidente del UTI rappresenta un’ulteriore riduzione della forma democratica di controllo dell’ente, in quanto si dà maggiore possibilità di conduzione dell’ente in capo agli amministratori dei Comuni più popolosi che, vista la differenziazione delle indennità, possono garantire in via preferenziale la possibilità di ricoprire tale ruolo. La soluzione potrebbe essere il riconoscimento al Presidente dell’UTI di un’indennità pari a quella prevista per il sindaco del Comune con maggior popolazione. Tale compenso sarebbe a carico dell’UTI ma al netto di quanto al sindaco nominato presidente competerebbe per il ruolo che ricopre nel proprio comune che rimarrebbe a carico di quest’ultimo. Rimanendo a disposizione per approfondire i contenuti delle proposte avanzate e per un costruttivo confronto, anche mediante un tavolo di lavoro, si porgono cordiali saluti.
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