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Kurdistan, Catalogna e Veneto: tre referendum, tre storie diverse, una lezione unica

28 Settembre 2017
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Nel Kurdistan iracheno si è già votato. Affluenza intorno al 70%, i si all’indipendenza al 95%. L’Irak non riconosce la legittimità del #referendum ma la cosa è piuttosto ininfluente. Il potere territoriale dei curdi iracheni è forte, così come le relazioni estere e soprattutto la ricchezza petrolifera. Il vero problema è che i curdi (30 milioni) stanno anche nella ex Siria, con il controllo di un ampio territorio autogovernato, “Rojava”, in una parte minore dell’Iran, e soprattutto in #Turchia (10 milioni). Tra le componenti curde delle diverse parti non c’è unità politica, ma è sempre presente il sogno di uno stato nazione curdo che le grandi potenze non hanno voluto alla fine del primo conflitto mondiale. Risolvere “diplomaticamente” la questione curda in medio oriente sarà quindi molto complicato. In Catalogna il referendum sull’indipendenza deve ancora farsi. Il governo spagnolo, a norma della costituzione, lo considera illegittimo e sta usando ogni mezzo per impedirlo. L’aspirazione alla indipendenza dei catalani fino a poco tempo fa non era maggioritaria (tra il 20 e il 30%) e non aveva un preciso fronte politico di riferimento. L’iniziativa popolare ha convinto alcuni partiti politici ad approfittarne, soprattutto per dare forza alla trattativa con Madrid per un riequilibrio di poteri e risorse finanziarie alla Catalogna. Ma l’ottusa risposta del governo centrale e una impetuosa crescita “top down” dell’istanza indipendentista ha ribaltato il tavolo.

Oggi soluzioni di mediazione sembrano quasi impossibili. E la questione, ancor più di quanto è avvenuto per la #Scozia, sta massacrando l’Unione Europea, incapace di concepire qualcosa di più che un insieme di stati nazione immobilizzati dagli Accordi di Helsinky del 1975. Il #Veneto (e la #Lombardia) andrà al voto referendario il 22 ottobre. Non chiede l’indipendenza ma di applicare seriamente il titolo V della Costituzione italiana per quanto riguarda poteri e risorse al territorio. Probabilmente non siamo molto lontani da quanto chiedeva all’inizio la Catalogna. I riferimento storici sono però del tutto differenti. La #Catalogna è diventata suo malgrado parte dello stato spagnolo ed ha sempre evidenziato le proprie differenze storiche e linguistiche. Il Veneto ha avuto il ruolo di un elemento fondante dello Stato nazione italiano, sia come geografia che come lingua. Ma questa differenza permette ancora più di valorizzare la modernità della questione veneta (e lombarda). Depurata da romanticismi e sentimentalismi è una chiara questione di “schei” e permette di mettere in evidenza la differenza di un punto di vista territoriale sui temi del governo del territorio, dell’economia e della socialità, non più gestibili dalla concezione centralizzatrice dello stato nazione Italia. Il ruolo dello stato nazione non riesce più ad essere quello di una redistribuzione di risorse tra territori e quindi di riequilibrio di differenze, ma è ormai identificabile come quello di una macchina dissipatrice che gira a vuoto. La questione del Nord #Veneto e #Lombardo, ma anche dell’Emilia, è tutta qui. Speriamo che la lezione politica che verrà tratta da questo referendum non si traduca in una farsa a causa delle ambiguità che sono ormai il “marchio di fabbrica” delle forze politiche italiane. Un PD che invita a votare si dopo essere stato il perno di una centralizzazione statalista con la proposta di riforma della Costituzione. Ed una Lega (Nord) che da un lato presenta Zaia come campione riconosciuto dell’autonomismo e dall’altro tuona con Salvini per conquistare ad un neo sovranismo italico anche il sud, assieme ai Fratelli vetero nazionalisti.

E’ bene che il #Friuli e #Trieste guardino con serenità e simpatia a quanto sta avvenendo ad ovest ma sappiano rivendicare in pieno le proprie differenze. E, per salvaguardare la propria salute, comincino seriamente a liberarsi del sistema politico italiano.

Giorgio Cavallo


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