Il Porto di Trieste è una opportunità che non deve diventare una minaccia
Il ruolo del porto di Trieste è una grande opportunità per tutta la regione ma solo se la Regione lo saprà governare in un’ottica di rilancio dell’intero territorio regionale. La presidente Seracchiani cita spesso la visione del “porto-regione” -elaborata peraltro in area friulana-, con lo scopo di dimostrare che oggi, un porto internazionale, non può essere inteso come un settecentesco porto-città ma come un porto dai complessi legami infrastrutturali, logistici, produttivi e di governance con sistemi territoriali vasti alle volte come grandi regioni.
Tuttavia le politiche del porto di Trieste, soprattutto dopo il rilancio del punto franco, rimangono “settecentesche” e rischiano di diventare sempre più politiche centrate sulla sola città di Trieste! Anche l’Autorità portuale, che è diventata “di sistema”, è sempre e solo incentrata su Trieste. E, di un tanto, il caso Seleco è solo una prova che più evidente di così non si poteva.
Va detto chiaramente, o il porto viene inteso e governato come “porto-regione” e, quindi, con indirizzi strategici ed attuativi che siano in capo alla Regione (l’attuale Titolo V della Costituzione afferma la concorrenza, tra Stato e Regione, sulla materia dei “porti e grandi reti di trasporto”) o il punto franco rischia di trasformarsi in un boomerang, prima per il Friuli e poi per Trieste stessa perché non potrà assolvere, contemporaneamente, a due ruoli in conflitto tra di loro e cioè punto franco e capitale regionale. Ma, in fin dei conti, si trasformerà in un boomerang per l’esistenza stessa dell’intera regione.
La Regione, quindi, intervenga subito e non a chiacchiere, con un disegno di governo della portualità e delle logistica che riequilibri, integrandolo e rilanciandolo, tutto il complesso di funzioni che definiscono e generano il “porto-regione”, compresi i ruoli di Monfalcone e Porto Nogaro. Inoltre, gli interporti di Cervignano e di Pordenone, la ferrovia Pontebbana e tutta la rete stradale friulana non siano intese solo come un “retroporto” inerte di sole infrastrutture “di servizio”.
Il livello va alzato e spostato dal piano economico e infrastrutturale a quello logistico, politico e giuridico: il “porto-regione” deve diventare un quadro unitario atto a rilanciare la regione nel suo complesso. Ma intanto, la vicenda dimostra come il destino della Regione sia oggi in mano ad apprendisti stregoni pronti a farne strame per obiettivi spesso personali e dimostra, infine, come vada al più presto “riscritto” il Patto che lega tra di loro i territori della Regione.Prossimi appuntamenti
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