Ridateci il malloppo! La rapina dello Stato centrale alla finanza locale del F-VG
La spesa pubblica del F-VG viene penalizzata dallo stato per 1,8 miliardi all’anno. Da tempo alcune voci, in particolare in Friuli, AFE e Patto per l’Autonomia, dicono: dobbiamo riprenderci questi soldi. Così dice ora anche Massimiliano Fedriga sul Piccolo del 5 ottobre ed è giusto. Finalmente si comincia a capire che il peggioramento delle condizioni di vita in F-VG non dipende solo dai soldi che spendiamo per i rifugiati.
Per essere più precisi dobbiamo chiarire dove sta la ragione di quegli 1,8 miliardi. Anche perché qualcuno non comprende il senso e la provenienza della cifra, altri dicono “sono cose passate” e la crisi è superata.
a) 1,2 miliardi annuali sono certificati dalla Corte dei Conti in sede di analisi e di parificazione dei Bilanci consuntivi della Regione F-Vg per il 2015 e il 2016. Sono soldi che entrano nel bilancio del F-VG grazie alle compartecipazioni erariali e a fiscalità di competenza e che “devono” essere poi versati a Roma per il risanamento della finanza pubblica. Una parte di questi soldi (370 dal 2010 in poi, e ridotti a 250-260 per gli anni 2015-17) sono stati garantiti dai Patti Tremonti-Tondo e Padoan-Serracchiani, gli altri sono stati definiti da leggi dello Stato.
b) Una altra partita riguarda la riduzione delle entrate erariali causate da norme statali che le hanno indirettamente modificate. Ad es. gli 80 euro di defiscalizzazione per i redditi da lavoro fino a 25.000 euro hanno determinato una perdita di entrate per circa 100 milioni di euro. Cose analoghe sono avvenute per altri casi come IRAP, gettito IMU e così via. Va detto che in alcuni casi queste partite di riduzione determinano maggiori entrate per cittadini ed imprese, in altri no. Una vicenda importante è poi quella che si ripercuote sulla Regione F-VG a causa della gestione in proprio delle spese per la sanità: la partita finanziaria derivata dalle entrate erariali corrispondenti non parifica l’equivalenza con il Fondo sanitario nazionale e determina di fatto un passivo a favore dello Stato. La quantità complessiva di queste partite dovrebbe aggirarsi sui 300 milioni.
c) E’ infine da mettere in conto la mancata spesa di regioni ed Enti Locali per l’applicazione del Patto di Stabilità concordato in ambito europeo. Gli effetti sono stati di due tipi, impossibilità di spendere risorse realmente già disponibili per interventi quali opere pubbliche, e riduzione ossessiva dell’indebitamento passato e futuro, anche a causa della cosiddetta armonizzazione dei bilanci. In genere queste azioni vengono considerate “virtuose” poiché servono a mettere in sicurezza i conti della “famiglia pubblica” ma l’effetto di riduzione della spesa ha forti effetti recessivi. La cifra di 1,8 miliardi di euro è stata talvolta indicata anche da Debora Serracchiani. Rappresenta quindi oggi una dimensione convenzionale che indica il complesso della riduzione della spesa pubblica di Regione ed Enti Locali.
I punti b. e c. di cui sopra non sono esattamente identificabili, ma la realtà non è sicuramente diversa da questa cifra.
In relazione ai due Patti perversi che contribuiscono in maniera significativa al quadro generale vengono spesso portate delle giustificazioni. I difensori di Tondo asseriscono che quei 370 milioni vennero dati per un fondo a favore del federalismo a fronte di una entrata ben superiore proveniente dall’IRPEF delle pensioni per titolari residenti nel F-VG. Ma le entrate derivavano da un obbligo definito da una sentenza della Corte Costituzionale. E Il federalismo non si fece ma il fondo rimase: Tondo non versò nulla per alcuni anni ma poi si dovette provvedere.
I difensori di Serracchiani mettono in evidenza uno sconto di 350 milioni nei tre anni 2015-2018, ma in cambio si rinunciò a cause sulla legittimità delle leggi e atti del governo, cause che altre regioni vinsero. Nel complesso su questa vicenda la classe politica regionale non ha fatto bella figura nel non difendere le entrate del proprio territorio denotando incapacità e subordinazione.
C’è inoltre una considerazione di merito che non va sottovalutata e che risponde a chi osserva che comunque il F-VG doveva contribuire al risanamento dei conti pubblici ed alla riduzione del debito. Si prenda in considerazione la sola cifra certificata di 1,2 miliardi messa in evidenza dalla Corte dei Conti. Questa cifra va confrontata con la cifra ufficiale che i Commissari riferiscono in merito dell’effetto complessivo della “spending review”, cioè a quanto i soggetti pubblici hanno contribuito alla riduzione delle spese.
La cifra italiana è nel suo insieme di 25 miliardi di euro, sostanzialmente tutti derivanti dai tagli effettuati alle regioni ed agli Enti Locali. Va rimarcato che il bilancio di spesa dello stato non si è ridotto e non è diminuita in questi anni la cifra globale dell’indebitamento dello stato. La Regione F-VG conta il 2,1% in peso rispetto all’Italia intera sia in termini di popolazione che, ormai, anche in termini di dimensione economica. La parte spettante di contribuzione avrebbe dovuto essere quindi di circa 525 milioni. 1,2 miliardi sono più del doppio e corrispondono al 4,9%. Perché?
Chiedere indietro una parte dei soldi dati è una pura questione di giustizia. Dal 2011 al 2017 sono andati a Roma qualcosa come 7 miliardi di euro. Si possono fare degli sconti, ma almeno 2-2,5 devono ritornare in F-VG. Poi bisogna anche spenderli bene e ricostruire basi economiche ed occupazionali perdute in questi anni. Ma la scelta dei futuri governanti più capaci di quelli del passato spetta di norma agli elettori.
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