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La crisi: una cura da ‘cavallo’ per reagire

11 Ottobre 2017
Pubblichiamo qui sotto la seconda parte dell'intervento di Sandro Fabbro* dedicato alle azioni possibili per reagire alla crisi. Ammesso che siamo ancora in tempo a reagire, cosa dovremmo fare? C’è solo una ricetta: subito una massiccia strategia regionale anti-crisi! Che significa:
  1. fermare subito l’emorragia di risorse pubbliche dai bilanci regionali e locali;
  2. rimettere in piedi “il malato” con una cura da cavallo;
  3. rompere la gabbia con una «grande spinta» e cioè puntare a sfruttare, con un massiccio piano di investimenti pubblici e privati, tutti i possibili effetti di sinergia economica nel breve (entro 5 anni) ma con un occhio anche al lungo termine.
Come e dove? Nelle filiere economiche a più alto moltiplicatore occupazionale, che attirano più finanziamenti privati e che, contemporaneamente, rinnovano le prestazioni e l’attrattività del territorio ed elevano la qualità del capitale umano e sociale complessivo. La filiera dell’edilizia (antisismica, della riqualificazione energetica, della sicurezza idrogeologica, del recupero, bonifica e anche rinaturalizzazione di aree dismesse) ha tutte le caratteristiche per accendere ed avviare i motori. Complessivamente, la dimensione dell’intervento anticrisi dovrebbe essere pari a di 5/6 miliardi di euro circa. Comparabile, cioè, con quanto è venuto a mancare, nelle casse regionali e nel PIL regionale, negli ultimi anni. Non devono essere tutti miliardi pubblici, ovviamente. L’intervento pubblico regionale dovrebbe essere pari a circa ¼ del totale e cioè a circa 250 milioni all’anno per cinque anni (pari, appunto ad 1-1,5 miliardi, cifra che è del tutto compatibile con l’attuale bilancio regionale). Parte di queste risorse pubbliche rientrerebbero poi, nelle casse regionali, attraverso l’IVA. Queste risorse pubbliche regionali devono fare da leva finanziaria per attivare le altre risorse provenienti dai privati (essenzialmente risparmi delle famiglie da indirizzare verso la riqualificazione del bene durevole della casa). Insomma si tratta di un piano anticrisi certamente impegnativo ma fattibile! Una domanda finale è però d’obbligo: c’è, almeno in potenza, la volontà politica necessaria? Al momento viene da dire di no, perché, se si continua a negare che una crisi sia mai esistita o a dire che, se è esistita, ha riguardato tutti e che comunque oggi ne siamo largamente fuori, è chiaro che nessuno si impegnerà mai per un massiccio piano anticrisi. Non riconoscendo il male, anche una cura diventa inconcepibile. E qui il problema assume un'altra natura e da economico diventa culturale e morale. * Sandro Fabbro è professore di politiche urbane e regionali presso l’Università di Udine.

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