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Referendum veneto, lombardo e bellunese. La vittoria del territorio contro il centralismo e la domanda di una nuova politica

23 Ottobre 2017

Prima di domenica 22 ottobre si poteva ritenere che solo un miracolo avrebbe potuto permettere il raggiungimento del quorum del 50% in Veneto e nella provincia di Belluno (dove un referendum specifico chiedeva l’attribuzione di poteri alla Provincia). Ragionamenti tecnici relativi alle normali affluenze in elezioni politiche e locali, nonché una alta percentuale di iscritti all’AIRE (10% nella regione e oltre il 20% nel bellunese) facevano pensare difficile il risultato, anche tenendo conto dell’astensione degli scettici e dei contrari.

Il miracolo è avvenuto e la presenza reale dei votanti è arrivata ad un numero molto vicino a quello di una consultazione politica, con un plebiscito per il SI.

I commenti dei partiti politici tenderanno a confondere le acque, ognuno con la speranza di mettere il suo cappello sulla sedia. Zaia è raggiante perché comunque spetterà a lui cercare di incassare il premio.

E magari a Belluno alcuni tenteranno di interpretare il risultato cercando di impedire il passaggio di Sappada al Friuli.

Ma la sostanza della consultazione è ben più profonda: è la domanda secca di ridare ai territori il potere di decidere sui propri destini futuri di fronte ad uno stato non più credibile nella sua pretesa di rappresentare l’interesse generale.

Questo non vuol dire soluzioni pre-costituite di destra, di sinistra o altrove, ma che la discussione politica e quindi la democrazia deve ripartire dal basso, con le sue difficoltà e le sue contraddizioni nell’interpretare la storia e l’economia.

La domanda è prepotente e richiede che le forze politiche che si accingono a rispondervi capiscano che a loro è richiesto di confrontarsi ed “accordarsi” nella ricerca dell’interesse dei propri cittadini, e non a “competere” unicamente per conquistare le fette di potere disponibili.

La domanda che proviene dai referendum non è solo di trasformare le istituzioni per dare più poteri ai territori, oggi massacrati da un centralismo violento e ottuso, ma anche di trasformare le stesse logiche della politica.


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