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Il sole radioso della Sicilia illumina le prossime elezioni politiche

07 Novembre 2017
Innanzitutto Berlusconi c’è e il centro destra non avrà difficoltà a recuperare qualche seggio per governare la Sicilia, nel caso non bastasse il premio di maggioranza. Le conclusioni politiche sono ovvie e rispecchiano in pieno quanto tutte le elezioni amministrative del 2017 hanno raccontato. Per il PD, non trattandosi di una casuale rotta di Caporetto ma di un continuo cedimento del fronte che rende sempre più improbabile una risalita a breve, si tratta di capire se il Renzismo troverà un Gran Consiglio pronto a tradire il padre nella speranza di trovare nuovi alleati e leader meno antipatici. E’ ancora presto per un ragionamento tecnico che riesca a trovare informazioni nuove nelle elezioni siciliane da utilizzare per meglio interpretare le prossime politiche e regionali in Friuli-Venezia Giulia. Ma qualcosa c’è. Malgrado le apparenze, il M5S è il vero sconfitto di queste elezioni. C’erano infatti tutte le condizioni oggettive per un voto di rottura con le tradizioni e le clientele, in nome di una purezza ormai consolidata da esperienze amministrative importanti. Ma la partecipazione al voto è stata la più bassa di sempre e quindi non è funzionato alcun richiamo alla novità. La percentuale di voto al partito è stata molto più bassa (- 8%) di quella relativa al candidato presidente Cancelleri. L’apporto principale di voti per questa differenza proviene dalle liste del PD e collegate che sembrano aver sistematicamente creduto nella sconfitta del proprio candidato ed aver puntato sulla vittoria del candidato del M5S (probabilmente per poi giocarsi l’alleanza in sede di giunta). Peraltro proiettando i risultati di ieri sui futuri collegi uninominali del Rosatellum per il Parlamento, credo che ben poca polpa potrà rimanere sia per il PD che per i M5S. L’unità del centro destra, anche senza Alfano, sta sistematicamente intorno al 40% e sarà difficile fargli testa anche con accordi post milazziani. E’ proprio questa la lezione da comprendere per il F-VG. Anche qui vi è presumibilmente una distribuzione para siciliana dei consensi ai partiti del sistema politico italiano, con magari qualche diversità all’interno del centro destra, ma con una disperazione dell’elettorato nel doversi confrontare con l’offerta generale che passa il convento. Le motivazioni della presenza elettorale del Patto Per l’Autonomia risiedono nella costruzione di una prospettiva nuova per il F-VG dopo due decenni disastrosi per la stessa esistenza della autonomia speciale. E con essa si vuole marcare una diversità totale da quanto stanno oggi praticando i partiti sul mercato, nella convinzione che solo su queste basi si possa costruire una dimensione politica vera per tutti i cittadini e le comunità del F-VG. Giorgio Cavallo

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