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Regione in ritardo sulle cooperative di comunità. Friuli-Venezia Giulia tra le poche regioni senza una norma in materia

29 Maggio 2026

«Nonostante l’impegno della Giunta Fedriga a regolamentare le cooperative di comunità, a oggi nulla è stato fatto. Il Friuli-Venezia Giulia è tra le quattro regioni italiane prive di una norma in materia, malgrado l’urgenza di garantire servizi e contrastare lo spopolamento delle aree interne e della pianura». Lo hanno dichiarato, nel corso di una conferenza stampa, i consiglieri regionali Andrea Carli (Pd) e Massimo Moretuzzo (Patto per l’Autonomia-Civica Fvg), primi firmatari della proposta di legge “Norme per il sostegno alle cooperative di comunità”, insieme al consigliere regionale Diego Moretti (Pd). Presente anche il segretario generale di Confcooperative Friuli Venezia Giulia, Nicola Galluà.

«Durante la discussione del Codice unico del commercio e del turismo, a fronte della nostra richiesta di disciplinare questo tema, l’assessore Bini si era impegnato a predisporre una norma specifica entro sei mesi. Oggi siamo ancora ai blocchi di partenza: per questo abbiamo depositato nuovamente una proposta di legge, aperta al contributo di tutti. Ci auguriamo che la maggioranza ascolti non solo noi, ma anche il territorio e le comunità del Friuli Venezia Giulia, dando risposte concrete sui servizi di vicinato, i servizi sociali e alla persona, i negozi, le farmacie, le attività culturali e l’agricoltura sociale che le cooperative di comunità possono garantire».

Galluà ha ricordato che Confcooperative Fvg aveva già presentato un testo nel 2021 e successivamente nel 2025, seguendo l’esempio di altre regioni che hanno già disciplinato il settore: «Siamo in forte ritardo rispetto a quanto sta accadendo nei territori. Molti negozi hanno già chiuso, altri rischiano di farlo: basterebbero pochi finanziamenti per aiutarli a sopravvivere».

«La cooperazione di comunità – hanno quindi spiegato i consiglieri – rappresenta una proposta innovativa del sistema cooperativo per sostenere la rivitalizzazione e l’innovazione dei piccoli centri, soprattutto nelle aree interne ma anche nelle zone urbane e di pianura. Diverse comunità si sono già attivate per restituire servizi e attrattività ai territori, favorendo coesione sociale e rilancio economico di attività che altrimenti sarebbero fuori mercato. La Giunta si metta in ascolto delle esperienze già avviate, valorizzando il patrimonio esistente e promuovendo un modello di impresa unico nel suo genere».


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