MOBILITÀ

Per il Patto le politiche della mobilità devono partire da tre obiettivi: ridurre le emissioni, spostare una quota significativa degli spostamenti dall’auto privata al trasporto collettivo e trasferire il trasporto delle merci dalla gomma alla ferrovia. In una fase segnata dalla crisi climatica, continuare a misurare lo sviluppo sulla quantità di nuove strade e di cemento significa utilizzare strumenti del passato per affrontare i problemi del futuro.
1. Più trasporto pubblico, più intermodalità
Il diritto alla mobilità deve essere garantito attraverso un sistema pubblico efficiente, accessibile e conveniente, capace di offrire una vera alternativa all’automobile. Per questo c’è bisogno di una maggiore integrazione tra treni, autobus, trasporto via mare, biciclette e servizi di sharing, fino alla realizzazione di un abbonamento unico regionale utilizzabile sui diversi mezzi e con costi progressivamente più bassi.
L’intermodalità deve diventare uno dei punti di forza del Friuli-Venezia Giulia: treno+bici, treno+bus, parcheggi di interscambio e stazioni facilmente accessibili anche alle persone con disabilità. Lo stesso principio deve valere per il turismo, incentivando chi sceglie di muoversi sul territorio con il trasporto pubblico e la mobilità lenta.
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2. Ferrovia: investire sulla rete e sui servizi
La ferrovia deve tornare al centro della mobilità regionale, sia per le persone sia per le merci. Serve il potenziamento della capacità delle linee, il completamento del raddoppio Udine-Cervignano, l’elettrificazione della Casarsa-Portogruaro, il miglioramento dei collegamenti verso Austria e Slovenia e soprattutto la riapertura della Sacile-Gemona, anche come asse strategico per la mobilità della Pedemontana e integrata alla rete ciclabile.
Anche per le merci la prospettiva deve essere quella di spostare quote crescenti di traffico dalla strada alla rotaia, intervenendo sulle strozzature della rete ferroviaria regionale e sulla capacità delle connessioni con i porti.
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3. Una rete ciclabile continua e sicura
La bicicletta deve essere considerata un vero mezzo di trasporto quotidiano, oltre che una risorsa turistica. Occorre completare e connettere la Rete delle Ciclovie di Interesse Regionale (ReCIR), a partire dagli assi Tarvisio-Grado (FVG1), Adriatica (FVG2) e Cividale-Sacile (FVG3), realizzare collegamenti mancanti e rendere i percorsi continui, riconoscibili, sicuri e accessibili.
Per una buona programmazione servono anche dati: per questo il Patto ha ottenuto un impegno regionale per ripristinare e potenziare i contabici sulle ciclovie, insieme a una segnaletica uniforme e a una maggiore formazione degli enti locali. Siamo inoltre a favore di incentivi per la mobilità casa-lavoro, parcheggi sicuri per le biciclette, cargo bike per la logistica urbana e collegamenti efficaci tra ciclovie, stazioni e trasporto pubblico.
Le reti ciclabili sia urbane che extra-urbane devono inoltre essere progettate come un sistema unitario, evitando percorsi frammentati, interruzioni improvvise e piste che finiscono nel nulla. Serve quindi un lavoro di coordinamento tra Regione, Comuni ed enti competenti per collegare tra loro i diversi tratti esistenti, individuare le connessioni mancanti e garantire continuità agli itinerari.
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4. Città 30: mettere al centro le persone
Nei centri urbani è necessario un cambio di paradigma: Città 30 mette le persone al centro, perché abbassare la velocità significa ridurre la probabilità e soprattutto la gravità degli incidenti, rendendo lo spazio pubblico più sicuro per pedoni, ciclisti, bambini e anziani.
Per questo il Patto ha chiesto alla Regione di sostenere anche economicamente i Comuni che realizzano interventi infrastrutturali per la moderazione del traffico e di istituire un tavolo permanente sulla sicurezza stradale. La mobilità urbana deve essere costruita attorno alle persone e alla qualità dello spazio pubblico, non mettendo al primo posto le automobili.
I dati parlano chiaro: negli ultimi anni in FVG è aumentata la percentuale di persone a piedi uccise, oltre la metà delle quali nelle fasce più vulnerabili, così come è salito l’indice di lesività. È ora di affrontare seriamente questo problema e di mettere in atto misure in grado di incidere davvero sulla sicurezza stradale.
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5. Manutenzione e sicurezza prima delle grandi opere
Sul fronte della viabilità servono soprattutto interventi diffusi, di basso impatto ambientale e alto beneficio sociale: mettere in sicurezza le strade esposte agli eventi climatici estremi, intervenire sui punti più pericolosi, migliorare la viabilità montana e realizzare percorsi pedonali sicuri nei piccoli centri e tra le frazioni.
Il Patto è contrario alle grandi infrastrutture che siano concepite indipendentemente dai reali bisogni dei territori. È il caso del Passo di Monte Croce Carnico: dopo la frana che nel dicembre 2023 ha interrotto la strada, sosteniamo la realizzazione di una variante di valico, individuata dagli approfondimenti tecnici come la soluzione più concreta e realizzabile. Riteniamo invece irrealistica, nelle condizioni attuali, l’ipotesi di un grande tunnel di valico, che richiederebbe un nuovo accordo internazionale, investimenti superiori ai 530 milioni di euro e dovrebbe confrontarsi con rilevanti criticità idrogeologiche, oltre che con l’assenza, ad oggi, di finanziamenti statali o europei.
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La nostra idea di mobilità mette insieme libertà di movimento, sicurezza e transizione ecologica: meno dipendenza dall’auto privata, più treni e trasporto pubblico, più biciclette e percorsi pedonali, più collegamenti intermodali e meno consumo di suolo.
Per approfondire i temi legati alla mobilità, leggi il documento programmatico Mobilità e infrastrutture