SALUTE E WELFARE

La salute è il risultato delle condizioni in cui viviamo, lavoriamo e invecchiamo, della qualità dell’ambiente, della possibilità di accedere ai servizi e della presenza di reti sociali capaci di sostenere le persone nei momenti di difficoltà. Per questo vogliamo un sistema sanitario e sociale pubblico, universalistico e radicato nei territori, che metta al centro prevenzione, prossimità e continuità delle cure.
1. La sanità deve restare pubblica
La priorità è rafforzare il Servizio sanitario regionale, investendo sul personale, sulle strutture e sui servizi pubblici invece di utilizzare il privato come risposta ordinaria alle difficoltà del sistema. Liste d’attesa, carenza di professionisti e riduzione dei servizi non si risolvono spostando progressivamente prestazioni e risorse verso il mercato: occorre rendere nuovamente attrattivo il lavoro nella sanità pubblica e ricostruirne la capacità di presa in carico.
È una posizione che abbiamo sostenuto anche nelle mobilitazioni territoriali per la difesa della sanità pubblica che hanno avuto luogo negli ultimi anni: nelle città dove sono stati progressivamente smantellati i servizi e nelle aree interne, dove distanze e carenza di personale rendono più difficile l’accesso alle cure, la presenza pubblica è ancora più indispensabile.
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2. Una sanità territoriale che prenda davvero in carico le persone
La sanità deve tornare vicino ai luoghi di vita. Vogliamo distretti forti, ospedali collegati al territorio, Case della Comunità realmente operative, medici di medicina generale integrati in équipe multiprofessionali e assistenza domiciliare.
La prossimità significa anche garantire a ogni persona un medico di base e costruire équipe in cui medici, infermieri, assistenti sociali e altri professionisti lavorino insieme, adattando l’organizzazione alle caratteristiche dei territori: dalle vallate montane alle microaree nelle periferie delle città. L’assistenza sanitaria deve agire in coordinamento con gli altri servizi sociali per predisporre percorsi di cura che affrontano bisogni sempre più complessi.
Vanno difesi e potenziati consultori, Centri di Salute Mentale e microaree. Abbiamo contrastato la chiusura di due consultori a Trieste e chiesto il rafforzamento dei servizi socio-sanitari pubblici di prossimità; sui Centri di salute mentale abbiamo ripetutamente denunciato la carenza di personale e chiesto risorse sufficienti per garantirne piena operatività sulle 24 ore.
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3. Salute e ambiente: prevenire significa conoscere
La salute dipende anche dall’ambiente in cui viviamo. Per questo le politiche sanitarie devono dialogare con quelle ambientali attraverso monitoraggi, prevenzione e studi epidemiologici. Nel 2024 abbiamo ottenuto l’approvazione di due ordini del giorno per avviare approfondimenti sugli effetti sanitari delle emissioni nelle aree interessate dagli impianti TAL-SIOT e sulla diffusione dei PFAS nel territorio regionale.
Leggi 👉Ddl Assestamento. Approvato ordine del giorno per studi epidemiologici vicino alla SIOT e per l’inquinamento da PFAS (2024)
Lo stesso principio vale per l’inquinamento atmosferico prodotto dalle grandi navi a Trieste: servono dati accessibili, monitoraggi indipendenti e trasparenza sugli effetti di polveri ultrafini, ossidi di azoto e altri inquinanti sulla popolazione. Per aprire un confronto pubblico sul tema, abbiamo promosso un’audizione in Consiglio regionale.
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4. Welfare di comunità: prendersi cura durante tutta la vita
Un welfare efficace deve accompagnare le persone nella vita quotidiana e rendere possibile conciliare lavoro, cura e famiglia. Per questo vogliamo che siano rafforzati i servizi pubblici per l’infanzia e l’adolescenza: più asili nido, scuole a tempo pieno con mense accessibili e di qualità, servizi educativi extrascolastici e spazi di socialità diffusi sul territorio. Sono strumenti concreti per ridurre il carico di cura che ancora oggi ricade soprattutto sulle donne e permettere loro di lavorare, costruire la propria autonomia economica e partecipare pienamente alla vita sociale.
L’obiettivo è costruire un welfare territoriale universalistico, nel quale i servizi non siano considerati un aiuto riservato a chi è in difficoltà, ma infrastrutture sociali a disposizione di tutte e tutti: strumenti per contrastare le disuguaglianze, sostenere la natalità, prevenire la povertà educativa e rendere i nostri territori più attrattivi per chi vuole viverci e costruire una famiglia.
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Per anziani e persone non autosufficienti servono assistenza domiciliare, servizi diffusi e sostegno alle famiglie, evitando che l’unica risposta sia l’istituzionalizzazione in grandi strutture. In una Regione che invecchia sempre più un’attenzione particolare va dedicata alle demenze, per cui abbiamo chiesto il ripristino e il potenziamento dei gruppi di riattivazione cognitiva per le persone con Alzheimer e la loro estensione a tutto il territorio regionale.
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La nostra idea di salute parte dalle persone e dai luoghi in cui vivono: una sanità pubblica forte, servizi territoriali accessibili, prevenzione ambientale e comunità capaci di prendersi cura. Perché garantire il diritto alla salute significa non lasciare nessuno solo, indipendentemente dal reddito, dall’età o dal luogo in cui abita.
Per approfondire i temi legati alla sanità e al welfare, leggi il documento programmatico Il sistema salute