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La questione della rappresentanza elettorale delle minoranze linguistiche dopo le truffe di Porcellum e Rosatellum

27 Novembre 2017

La questione della rappresentanza elettorale delle minoranze linguistiche è una cosa seria che il Rosatellum e le leggi elettorali che lo hanno preceduto hanno svilito sulla base di interessi politici di parte.

Finora in Italia, per quanto riguarda il Parlamento, tutte le norme dichiarate per le minoranze linguistiche sono state costruite unicamente su misura per la Sudtiroler Volkspartei in “Alto Adige/Trentino” e per gli eredi del PCI dal 1994 in poi in F-VG. Fino al Rosatellum in F-VG lo schema non turbava il risultato elettorale per quanto riguarda l’attribuzione dei seggi tra le diverse forze politiche.

Con il collegio impropriamente detto “sloveno” del Rosatellum si è disegnato, selezionando accuratamente i comuni non slovenofoni che di quel collegio fanno parte, un collegio di dimensioni limitate che potrebbe permettere al PD (o alla sua coalizione) di ottenere una vittoria nell’uninominale. Dal prevedibile 5 a 0 si può così passare ad un possibile 4 a 1. Gli sloveni c’entrano unicamente poiché il premier del PD si è impegnato a presentare in quel collegio un candidato “sloveno”.

Tutto ciò dimostra, al di là dei giochi sporchi attuabili nelle leggi elettorali, che una volta per tutte va affrontata seriamente la questione di quale rappresentanza parlamentare possano avere i territori dove la presenza di minoranze linguistiche determina un possibile diverso approccio alla politica rispetto alla generalità del resto d’Italia.

Non entro qui nel merito del problema della rappresentanza della minoranza linguistica slovena in Italia che evidentemente ormai mostra la corda. Il modello applicato per la minoranza italiana in Slovenia e Croazia potrebbe essere preso in esame ma con difficoltà senza dichiarazione di appartenenza.

Ma questo non ha nulla a che vedere con l’individuazione di un sistema elettorale per minoranze linguistiche come quella friulana e quella sarda che costituiscono una parte significativa della popolazione nella propria regione di appartenenza. Qui attiene al dibattito politico poter decidere se la rappresentanza del territorio debba avvenire tramite partiti di “dimensione italiana” o tramite formazioni politiche che identificano nel territorio il proprio esaustivo spazio politico.

Questo dibattito deve essere libero e non obbligato da una legge che di fatto impedisce la rappresentanza del territorio dove vive la minoranza.

Il sistema elettorale proporzionale della I Repubblica permetteva questo spazio politico, e addirittura la norma costituzionale sull’elezione del Senato a base regionale lo permetterebbe tuttora. Norme della II Repubblica hanno di fatto massacrato questo spazio per l’elezione della Camera dei Deputati ed il Rosatellum anche quello per il Senato.

Ma ormai la democrazia rappresentativa è in Italia un optional, giornalisti, giuristi, presidenti di repubblica, tutti appassionatamente alla ricerca di una maggioranza che “governi”. E come ha spiegato bene Roberto Morelli sul Piccolo esaltando Rosato per aver abbindolato tutti, la legge in vigore, se ben usata, è un ottimo maggioritario.

Giorgio Cavallo 

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