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Rimandare la riapertura delle scuole è una sconfitta per tutti. Necessario trovare una soluzione

Moretuzzo:  «Rimandare la riapertura delle scuole superiori a febbraio è una sconfitta per tutti». È il commento del capogruppo del Patto per l’Autonomia, Massimo Moretuzzo, dopo la decisione della Giunta regionale di prolungare la chiusura degli istituti secondari di secondo grado al 31 gennaio con una nuova ordinanza del presidente Fedriga, definita “scelta di responsabilità” rispetto ai dati della pandemia in corso.

Scuola, Covid-19

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pre Checo Placerean

“Pensâ al Friûl, fâ i interès dal Friûl, vê cussience di jessi un popul, di vê une muse diferente di chês altris, no vûl dî sierâsi dentri dal curtilut di cjase, ma spalancâ i puartons, di ogni bande ae int di dutis lis bandis, par che a jentrin e par che a passin, par che nus contin ce che no savìn, ma tal nestri curtîl, a cjase nestre, libare e vierte a ducj, no in man di altris, che le doprin par lôr.”
pre Checo Placerean
Pre Checo Placerean al jere nassût a Montenârs za fa cent agns, ai 30 di Novembar dal 1920. Al è stât une des figuris plui impuartantis dal autonomisim furlan e tradutôr, adun cun pre Antoni Beline, de Bibie in lenghe furlane, segnant cu la sô olme il Nûfcent furlan. Il Pat pe Autonomie lu memoree cuntun video che al met adun i contribûts di Claudio Violino, Toni Capuozzo, pre Roman Michelot, Laura Nicoloso e Dree Valcic, siei arlêfs e dissepui, cun chê di ricuardâ la sô bataie pe identitât furlane, il so amôr pal Friûl e pal popul furlan. La lezion di pre Checo e torne buine ancje in dì di vuê, mostrant la impuartance di continuâ a cjaminâ sul troi des nestris lidrîs.
“Pensare al Friuli, fare gli interessi del Friuli, aver coscienza di essere un popolo, di avere un volto diverso da quello degli altri, non vuol dire chiudersi nel cortiletto di casa, ma spalancare i portoni, in ogni direzione alla gente di ogni dove, perché possano entrare e passare, perché ci raccontino quello che non sappiamo, ma nel nostro cortile, a casa nostra, libera e aperta a tutti, non in mano agli altri, che la sfruttino per sé.”
don Francesco Placereani
Don Francesco Placereani era nato a Montenars cento anni fa, il 30 novembre 1920. È stata una delle figure più importanti dell’autonomismo friulano e traduttore, con don Antonio Bellina, della Bibbia in lingua friulana, segnando il Novecento friulano. Il Patto per l’Autonomia lo commemora con un video che raccoglie i contributi di Claudio Violino, Toni Capuozzo, don Romano Michelotti, Laura Nicoloso e Andrea Valcic, suoi allievi e discepoli, per ricordarne la battaglia per l’identità friulana, il suo amore per il Friuli e per il popolo friulano. La lezione di don Francesco continua a essere attuale anche al giorno d’oggi, mostrando l’importanza di continuare sul cammino delle nostre radici.
 
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Recovery Fund. Moretuzzo: «Sbagliato attendere concessioni da Roma. Si definisca subito un piano di azione»

«L’informativa sul tema del Recovery Fund data oggi (19 novembre, ndr) dall’assessore Zilli alla I Commissione consiliare evidenzia una situazione che rischia di vedere il Friuli-Venezia Giulia sparire dalla scena – afferma il capogruppo del Patto per l’Autonomia, Massimo Moretuzzo –. È evidente che il governo statale cercherà di centralizzare quanto più possibile le scelte relative all’utilizzo delle risorse disponibili in base al Programma Next Generation EU – il più importante dei mezzi messi in campo dall’Unione europea per sostenere l’economia ai tempi del Coronavirus – ed è altrettanto evidente che oggi non ci sono delle certezze rispetto alle procedure e al ruolo che le Regioni potranno esercitare. In un contesto come questo, però, il Friuli-Venezia Giulia non può limitarsi ad aspettare che qualcuno, bontà sua, ci dica quante risorse avremo a disposizione e come utilizzarle; è fondamentale elaborare quanto prima una nostra visione e una serie di ambiti di azione in cui sviluppare un nostro “Green Deal”».

Pertanto, continua Moretuzzo, «è necessario definire un piano di azione che tenga conto del perimetro di azione stabilito dai criteri per l’utilizzo dei fondi stabilito in sede europea, per i quali il 57% delle risorse deve andare ad ambiente (energia e clima) e digitalizzazione, e che diventi l’elemento base su cui declinare le progettualità che potranno entrare nell’ambito del Next Generation EU e della programmazione 2021-27. Quel Piano di azione deve poi essere l’elemento su cui avviare un negoziato serrato con lo Stato, con la consapevolezza che per il Friuli-Venezia Giulia, e in particolare per alcune aree del territorio, questa è la “partita della vita”: non possiamo permetterci di sprecare un’occasione storica, con una serie di risorse importanti da utilizzare, per avviare una transizione necessaria del sistema economico verso una svolta orientata alla sostenibilità ambientale e alla resilienza dei territori e delle filiere produttive».

Dunque, l’auspicio è che «il dibattito che si terrà su questo tema in Consiglio regionale la prossima settimana, stabilisca una road map serrata, in cui, anche attraverso l’ascolto delle rappresentanze della società civile, del mondo della ricerca, delle categorie produttive, le forze politiche si confrontino per definire urgentemente un piano d’azione quanto più possibile condiviso. Con la consapevolezza che siamo già in ritardo».

Recovery Fund

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Audizione del Consorzio Agrario in Consiglio Regionale

Moretuzzo: «La Regione prenda posizione in modo forte contro la fusione»

«La vicenda della possibile cessione del Consorzio Agrario del Friuli-Venezia Giulia, o del suo patrimonio e di suoi rami d’azienda, a una rete di consorzi di livello statale, è emblematica da diversi punti di vista – afferma il capogruppo del Patto per l’Autonomia, Massimo Moretuzzo, intervenendo sul futuro del Consorzio e in particolare sulla sua adesione al progetto sponsorizzato da Coldiretti –. Siamo di fronte all’ennesimo asset strategico friulano che rischia di venire smantellato a beneficio di un nuovo “processo di aggregazione per offrire traiettorie di futuro alle imprese agricole del Friuli Venezia Giulia”, tanto per citare il nuovo commissario veronese (un altro…) di Coldiretti, calato sulle pianure friulane per tacitare il malcontento della cosiddetta base».
Qualora la paventata aggregazione andasse in porto, per Moretuzzo assisteremmo alla perdita di controllo regionale di una realtà decisamente significativa con i suoi 2 mila 200 soci, 120 milioni di euro di fatturato e un patrimonio di 22 milioni di euro. «Patrimonio che, guarda caso, dovrebbe essere il primo elemento a confluire in questa nuova progettualità statale che andrà a definire le nuove sorti magnifiche e progressive dell’agricoltura italica – commenta il capogruppo del Patto per l’Autonomia –. C’è decisamente di che preoccuparsi, come dimostrato dalle reazioni di parti importanti del mondo agricolo friulano, a partire dalle dimissioni del presidente regionale di Coldiretti Pavan. È fondamentale che una posizione forte venga assunta anche dai vertici istituzionali regionali. L’audizione odierna (18 novembre, ndr) in II Commissione da parte dei dirigenti del Consorzio Agrario ha confermato che i rischi di questa operazione non sono accettabili e che la politica deve intervenire in modo deciso». Una posizione «morbida» non è accettabile per Moretuzzo, visto che, «soprattutto in momenti come questi, la Regione ha un ruolo fondamentale nell’indirizzare le politiche economiche del proprio territorio, in primis nelle scelte sull’utilizzo delle risorse disponibili e sui contributi, anche comunitari, che possono o meno essere assegnati ai vari settori. È pertanto evidente che gli elementi, quantomeno per una convinta moral suasion, ci sono tutti».
«La difesa della specialità regionale, spesso evocata a sproposito, più quasi come un feticcio che come strumento formidabile per dare risposte importanti alle questioni che rischiano di travolgerci, passa anche – se non soprattutto – attraverso la capacità di trattenere i centri decisionali ed economici sul nostro territorio. Fra questi il Consorzio Agrario – conclude Moretuzzo –. È bene che tutto il Consiglio Regionale e la Giunta Fedriga ne tengano conto».

Agricoltura

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Salvaguardia del Lago di Cavazzo

Salvaguardia del Lago dei Tre Comuni, a che punto siamo con i progetti del tavolo tecnico?

Interrogazione del Patto per l’Autonomia

A che punto sono i progetti di salvaguardia del lago di Cavazzo? Lo chiedono alla Giunta Fedriga i consiglieri regionali del Patto per l’Autonomia, Massimo Moretuzzo e Giampaolo Bidoli, con un’interrogazione che intende far luce sulle attività del Laboratorio Lago dei Tre Comuni, il tavolo tecnico istituito per individuare le criticità del lago di Cavazzo e proporre soluzioni finalizzate a recuperarne le condizioni di naturalità e a garantirne la fruibilità, anche a fini turistici, in conformità al Piano regionale di tutela delle acque, con una destinazione di spesa, per il 2019, di 50 mila euro. In tal senso, Bidoli e Moretuzzo chiedono di sapere se il Laboratorio Lago dei Tre Comuni ha elaborato un piano di lavoro, a che punto è l’attuazione di tale piano e se sono state avviate adeguate progettualità al fine di costruire l’opera di bypass per convogliare direttamente le acque gelide e torbide della centrale di Somplago, diminuendo in questo modo l’impatto sul livello del lago, soggetto a forte oscillazione, sulla sua fruibilità turistica e sulle attività legate alla pesca.
«Sulle acque del canale di scarico del lago verranno realizzate tre centraline idroelettriche che andranno ad aggiungersi al progetto del Consorzio di Bonifica Friulana di derivazione irrigua dallo stesso canale di scarico – ricordano Moretuzzo e Bidoli –. Queste centraline potrebbero continuare a turbinare acqua proveniente dal lago di Cavazzo, una volta che la centrale di Somplago entrasse in fermo, con il rischio concreto di un abbassamento del livello del lago a causa dell’acqua turbinata. Con l’opera di bypass, che porterà le acque in uscita dalla centrale direttamente nel canale di scarico del lago, centraline e derivazione irrigua potranno essere realizzate senza comportare importanti interferenze con il bacino. Chiediamo alla Giunta regionale chiarezza sullo stato di fatto. Non vorremmo che il Laboratorio Lago dei Tre Comuni fosse un espediente al quale non fanno seguito azioni concrete per la rinaturalizzazione e fruibilità dello stesso lago, dimostrando – se così fosse – di non comprenderne la strategicità per lo sviluppo della valle e del suo circondario più vasto, ma anche per il sistema acquifero».

Ambiente

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